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È vero che anche i giudei odierni gridano a Dio, ma solo rimostranze e pretese, perché non hanno sviluppato
il senso di presenza accanto, di un Dio prossimo, di un Dio amico, anzi sposo, anzi pasto, cibo con cui unire intimamente essere
ad Essere. Cosicché anche dai giudei vediamo il concetto di persona dimezzato:
| Nascere da una parola morta
o da una Parola
incarnata e viva? |
anche nel concetto giudaico di persona
manca il vettore carità; esso è rimpiazzato dalla volontà di potenza
e dal disprezzo per i gentili.
Vi
è quindi una fissità sia nel calvinismo spietato che ha pervaso l'America che
nel giudaismo nato come mortale ed estremo contradditore di Gesù Cristo. La rigidità
dipende essenzialmente dal reggersi l'uno e l'altro sulla lettura di un Libro morto, che non
è il vivo Libro impersonato nel Cristo. La differenza è fondamentale: chi si
regge su un libro non può nemmeno con uno sforzo immane concepire l'uomo come è:
una persona così ripiena di "essere", cioè di Vita, da costituire,
come in un quadrivio, un unico punto d'incrocio tra potenze altrimenti inconciliabili: lo
spirito e la carne; l'interiore più intimo con il mondo estrinseco, anzi con il nemico;
l'umano moriturus con il divino Essente; infine: il peccatore omicida e carnefice con la Vittima,
per di più innocente e per di più divina. Giudei e calvinisti si affiatano in
una pedanteria di norme astratte, incapaci di impersonare e concretizzare quel vivificante
quadrivio.
I
grattacieli di Manhattan suonano più l'inno trionfante del materialistico benessere
calvinista che le pessimistiche note del fatalismo luterano. L'orgogliosa superbia che si
eleva (anche ora) da quella penisola segna la forza sicura e stabile dell'uomo che sa ciò
che vuole, sa come ottenerlo, sa come goderne. Non si può dire che la penisola cuore
del mondo emani religiosità. Ed essa non emana nemmeno umanesimo, poiché alle
sue misure non bastano le misure di un uomo limitato nel creato quale ancora era l'uomo di
Leonardo.
| Mille chiese per
una Manhattan
più moderna. |
Essa emana ateismo, emana la concezione che l'uomo non misura (solo) l'universo, ma ne è
il propulsore e il direttore.
Io
non dico che, se quella penisola fosse stata costruita sulla cattolicità, invece che
sull'ateismo e sul calvinismo, non si sarebbe alzata con i suoi grattacieli, perché
il sistema cattolico non è certo contro l'incivilimento dell'uomo. Infatti anche nei
secoli passati, costruiti i primi castelli e i primi palazzi, lo spirito di religione non
arretrò ma compenetrò, permettendo alle mura profane di entrare nel grande canto
religioso quale estremo limite basso di quel canto. Le necessità difensive di allora
come quelle economiche di oggi non devono contrapporsi alla religione, ma inchinarvisi. Io
dico che una Manhattan con diecimila chiese, cappelle, abbazie in più non avrebbe stupefatto
di meno, nella sua avveniristica modernità, l'uomo moderno, potendo la tecnica di oggi
inneggiare a Dio come quella di ieri, sol che fosse mossa da una sostanza religiosa rivolta
a Dio e caritativa piuttosto che rivolta all'uomo ed egoistica. Sostanza e dottrina tomiste,
nel senso accennato sopra, piuttosto che calviniste, giudaiche e atee. Forse l'America deve
chiedersi se con lo sfascio delle sue torri superbe non sia stato colpito da Dio proprio quel
calvinismo,
| L'islamismo: amalgama di nestorianesimo
e giudaismo. |
quel giudaismo e quell'ateismo ingenerosi che tanto la caratterizzano.
L'islamismo, ultimo dei quattro
giganti attori degli odierni eventi, nasce anch'esso da questa distorta concezione giudaica di Dio, sovrapposta al cristianesimo
nestoriano di cui si era imbevuto Maometto: Dio è Dio, e non può prendere la natura umana, non può farsi uomo.
Per Nestorio la natura umana assunta dal Verbo era una vera persona umana, unita alla persona del Verbo in una maniera senza dubbio
assai intima e ineffabile, ma che non poteva essere che esterna, morale, relativa: « come quella che esiste tra due amici
intimi, aventi un cuor solo e un'anima sola. […] L'eresia
nestoriana è essenzialmente la negazione della vera unità di Cristo, Figlio di Dio incarnato » . 1
[Enciclopedia Cattolica,
v. Nestorio e Nestorianesimo, Tomo VIII, colonna 1782: L'eresia nestoriana.] Per gli islamici quindi sulla croce non vi era un vero uomo, ma un'immagine. È per essi una bestemmia dire che Cristo è
Dio e Figlio di Dio: egli è solo un profeta. Queste grezze convinzioni di fatto tagliano i ponti tra l'uomo e Dio e scaraventano
quello che essi chiamano ancora "dio" in una dimensione che sarà inaccessibile persino a quei loro "fortunati"
(tutti rigorosamente maschi) che accederebbero al loro "paradiso".
L'islamismo
è una religione rozza, incapace di pensare i rapporti umani come frutto di intelletti
che liberamente tra loro gioiscono. Incapace di pensare i rapporti tra l'uomo e Dio: non relazione,
tra essi, ma imperio, comando, ingiunzione. In realtà tutto ciò che implica
l'idea di persona: i rapporti tra uomo e donna, tra superiori e inferiori, tra padri e figli,
per l'islamico è un rapporto violento di comando, di gerarchia, di volontà.
Per cui l'uomo è inaccessibile alla donna come questa lo è all'uomo, il padre
è inaccessibile ai figli come questi al padre, e così via, fino a Dio, astratto
in un nero e serrato iperuranio: infatti la loro cosiddetta beatitudine è del tutto
carnale. E, per tornare sull'abietta adorazione che dicono di professare, essa non è
che superstizione. La persona non guadagna nessuno dei suoi attributi nemmeno oltre la morte.
L'idea islamica di persona, semplicemente, è inesistente. Tutto il sistema culturale
islamico si svolge attraverso la freddezza del tirannico comando.
Dividere Dio dall'uomo, come
in modalità diverse fanno tutti i negatori della divinità di Cristo, brutalizza in gradazioni diverse, che sono gradazioni
più o meno violente secondo solo il livello della loro raffinatezza intellettuale. Concezioni, culture e civiltà sono
distanti tra loro solo apparentemente, come ho detto all'inizio. La loro parentela invece si mostra assai stretta, consistendo sostanzialmente
nell'astrazione di un Dio privato di personalità, nella Sua totale alienazione dall'uomo, nell'imperio formidabile che l'uomo
compie attraverso quattro strade differenti contro la Sua buonissima Persona, negandole in primis la Sua divina capacità
affettiva, la Sua disinteressatissima libertà, il Suo disarmante amore. (Segue)
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